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    31 December

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    « Si sta come
    d'autunno
    sugli alberi
    le foglie »
     
    ("Soldati" di Giuseppe Ungaretti - 1918)

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    Il coperchio del mare

    (testo di Hara Masumi)

    Alla fine dell'estate chi è stato l'ultimo a uscire dal mare?
    L'ultimo è tornato a casa senza chiudere il coperchio del mare
    E da allora per tutto questo tempo il mare è rimasto scoperchiato
    I ciliegi, le dalie, le creste di gallo
    I girasoli, le margherite e i papaveri
    Perchè continuano a fioreire
    Ancora e ancora
    In questo mondo senza te?

    La terra è sommersa fino alle ginocchia dall'acqua del mare
    Le maree aumentano e influenzano la luna
    E visto che il mare è rimasto scoperchiato
    La luna si è gonfiata in un plenilunio fasullo
    Non guardare il viola all'esterno
    Dell'iride che circonda la luna: è un veleno!
    I melograni, le akebia, i fichi
    I mirtilli, le fragole di bosco e l'uva selvatica
    Perchè continuano a maturare
    Ancora e ancora
    In questo mondo senza te?

    Le donne piangono e anche gli uomini piangono   guarda!
    La tristezza gli arriva all'altezza dei pantaloni
    E visto che il mare è rimasto scoperchiato
    La notte si estende sempre più senza mai sovrapporsi
    Ormai è da giorni che siamo fermi a ieri
    Nessuno in città se n'è accorto
    Orione, Canopo, Perseo,
    Cassiopea e l'Orsa Maggiore
    Perchè continuano ad apparire
    Ancora e ancora
    In questo mondo senza te?

    Di qui in avanti io
    Incontrerò ancora molte persone
    "Buongiorno" "Bel tempo eh?" "Che pioggia fastidiosa!" "Stia bene!"
    In questo mondo senza te....

    Buongiorno Buonasera Scusi, che ore sono? Siete stati tutti bene dall'ultima volta che ci siamo visti? Permesso? Ti amo Ci vediamo dopo Ultimamente le giornate si sono accorciate, eh? Anche oggi c'è un'umidità terribile Bene o male, anche quest'anno sta per finire Dicano pure quello che vogliono, niente batte il mare d'estate Addio, non ci vedremo mai più! Pronto? Pronto? Le chiedo scusa per l'altro giorno Le chiedo perdono per l'altro giorno Le chiedo venia per l'altro giorno Le chiedo... Al momento siamo assenti A ogni modo, piove moltissimo...

    Alla fine dell'estate chi è stato l'ultimo a uscire dal mare?
    L'ultimo è tornato a casa
    senza chiudere il coperchio del mare
    E da allora per tutto questo tempo il mare è rimasto scoperchiato.

    30 December

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    x Andrea  :D:D

    Senza titolo 1

    29 December

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    Da questo annichilamento passai a una felicità quasi abietta. Mi dissi che il duello era ormai impegnato e che io avevo guadagnato il primo assalto, sventando anche se per quaranta minuti, anche se per un favore del caso l'attacco del mio avversario. Pensai che questa vittoria minima prefigurava la vittoria totale. Pensai che non era minima, poiché senza il prezioso intervallo che l'orario dei treni m'offriva già sarei stato in carcere, o già sarei morto. Pensai (non meno sofisticamente) che la mia codarda felicità stava a provare che ero uomo da portare a buon fine l'avventura. Da questa debolezza trassi forze che non m'abbandonarono. Prevedo che l'uomo si rassegnerà a imprese ogni giorno più atroci; presto non vi saranno più che guerrieri e banditi; do loro questo consiglio: l'esecutore di un'impresa atroce immagini d'averla già compiuta, s'imponga un futuro che sia irrevocabile come il passato. Così procedetti io stesso, mentre i miei occhi d'uomo già morto registravano il fluire di quel giorno che forse era l'ultimo, e la diffusione della notte. Il treno correva dolcemente, tra i frassini.
     
    Borges

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    “e io mi interrogai sul presente, quanto fosse vasto, quanto fosse profondo, quanto fosse mio”
    K. Vonnegut, mattatoio n.5

    “Una musica acuta e come sillabica s’avvicinava e si allontanava nel va e vieni del vento, appannata di foglie e di distanza. Pensai che un uomo può essere nemico di altri uomini, di altri momenti di altri uomini, ma non di un paese: non di lucciole, di parole, di giardini, di corsi d’acqua, di tramonti“.
     
    "A differenza di Newton e di Schopenhauer, il suo antenato non credeva in un tempo uniforme, assoluto. Credeva in infinite serie di tempo, in una rete crescente e vertiginosa di tempi divergenti, convergenti e paralleli. Questa trama di tempi comprende tutte le possibilità. Nella maggior parte di questi tempi noi non esistiamo. In questo lei è venuto a casa mia; in un altro lei mi ha trovato cadavere; in un altro io dico queste medesime parole, ma sono un errore, un fantasma."

     
    “poi riflettei che ogni cosa, a ognuno, accade precisamente, precisamente ora. Secoli e secoli, e solo nel presente accadono i fatti; innumerevoli uomini nell’aria, sulla terra e sul mare, e tutto ciò che realmente accade, accade a me”
    J. L. Borges, finzioni

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    (...)  l'incomoda impressione di averle già viste, forse in sogno

    polaroid_by_AmildCaseofSanity

     
    Ricordò che i sogni degli uomini appartengono a Dio e che Maimonide ha scritto che le parole di un sogno, quando suonano chiare e distinte, e non si può vedere chi le ha dette, sono divine. 

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    Il 19, le autorità ricevettero una denuncia; lo stesso 19, di sera, Jaromir Hladìk fu arrestato. Lo portarono in una caserma asettica e bianca, sull'altra riva della Moldava. Non poté negare nessuna delle accuse della Gestapo. (...) L'esecuzione fu fissata per il 29 marzo, alle nove di mattina. Questo ritardo (di cui il lettore apprezzerà più tardi l'importanza) si dovette al desiderio amministrativo di agire impersonalmente e posatamente, come i vegetali e i pianeti.
    Il primo sentimento di Hladìk fu di mero terrore. Pensò che non l'avrebbero terrorizzato la forca, né l'ascia, né la ghigliottina, ma che morire fucilato era intollerabile. Invano si ripeté che il tremendo era l'atto puro e generale del morire, non le circostanze concrete. Non si stancava d'immaginare queste circostanze: assurdamente, cercava di esaurirne tutte le variazioni. Anticipava infinitamente il processo, dall'alba insonne alla misteriosa scarica. Prima del giorno fissato da Julius Rothe, morì centinaia di morti, in cortili le cui forme e i cui angoli esaurivano la geometria, mitragliato da soldati variabili, in numero cangiante, che a volte lo finivano da lontano, altre da molto vicino. Affrontava con vero timore (forse con vero coraggio) queste esecuzioni immaginarie; ogni finzione durava pochi secondi; chiuso il cerchio, Jaromir interminabilmente tornava alle tremanti vigilie della sua morte. Poi rifletté che la realtà non suole coincidere con le previsioni; con logica perversa ne dedusse che prevedere un dettaglio circostanziale è impedire che esso accada. Fedele a questa debole magia, inventava, perché non succedessero, particolari atroci; naturalmente, finì per temere che questi particolari fossero profetici. Miserabile la notte, procurava di affermarsi in qualche modo nella sostanza fuggitiva del tempo. Sapeva che questo andava precipitando verso l'alba del giorno 29; ragionava a voce alta: "Ora è la notte del 23; finché duri questa notte (e altre sei notti) sono invulnerabile, immortale". Pensava che le notti di sonno erano vasche profonde e oscure, in cui poteva sommergersi. A volte l'afferrava un'impazienza della scarica definitiva, che lo redimesse, male o bene, dalla sua vana fatica d'immaginare. (...)
     
    Borges

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    Dio, argomenta Runenberg, s’abbassò alla condizione di uomo per la redenzione del genere umano. (…) Limitare ciò che soffrì all’agonia d’un pomeriggio sulla croce è bestemmia. Affermare che fu uomo e incapace di peccato implica contraddizione (…). Il famoso passo: -Salirà come radice da terra arida; non v’è in lui forma, né bellezza alcuna…Disprezzato come l’ultimo degli uomini; uomo di dolori, esperto in afflizioni- (Isaia LIII 2-3), è per molti una profezia del crocifisso, nell’ora della sua morte; (…) per Runenberg, la puntuale profezia non d’un momento solo, ma di tutto l’atroce avvenire, nel tempo e nell’eternità, del Verbo fatto carne. Dio interamente si fece uomo, ma uomo fino all’infamia, uomo fino alla dannazione e all’abisso. Per salvarci avrebbe potuto scegliere uno qualunque dei destini che tramano la perplessa rete della storia; avrebbe potuto essere Alessandro o Pitagora o Rurik o Gesù; scelse un destino infimo: fu Giuda.
    Borges
    28 December

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    Nella vita tutto, tranne la cultura delle orchidee,
    deve avere uno scopo.
     

    Vettriano8%20C

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    Che cosa è verità?
     
    Inerzia
     
    l'ipotesi che ci rende soddisfatti
     
    il minimo dispendio
    di forza intellettuale.
    27 December

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    C'ero soltanto.
    C'ero. Intorno
    cadeva la neve.
     
    Montagne remote -
    specchiate negli occhi
    delle libellule.
    Il mio paese:
    benché sia piccolo,
    i boschi sono miei.
     
    Vento d’autunno:
    a sé mi paragona con gli occhi
    il mendicante
     
    Si sveglia
    e sbadiglia, il gatto;
    poi, l’amore
     
    Ad ogni cancello
    la primavera comincia
    dal fango sui sandali
     
    Kobayashi Issa
     
     
    Qualcosa m'han detto
    la sera e la montagna.
    Ma l'ho perduto.
    Jorge Luis Borges

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    quella tipa orribile con la faccia blu ricamata come un cuscino che dorme al buio sulla sedia a dondolo con la coperta addosso i bambini nelle scale a chiocciola il ritratto il caldo la mensa in concerto le trombe dorate il prato i porticati lo zaino invicta tu
     
    Triste
    26 December

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    corazon-nuve[1]

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    Quando concepì L'ultima cena, Leonardo da Vinci si trovò alle prese con una grande difficoltà: aveva bisogno di dipingere il Bene, nell' immagine di Gesù, e il Male, nella figura di Giuda, il discepolo che scelse di tradirlo durante la cena.
    Dovette interrompere il lavoro a metà fino a quando non fosse riuscito a trovare i modelli ideali.
    Un giorno, mentre ascoltava un coro, in uno dei ragazzi vide l' immagine perfetta di Cristo. Lo invitò nel suo studio e ne riprodusse i lineamenti in vari studi e bozzetti.
    Passarono tre anni, il dipinto era quasi terminato, ma Leonardo non aveva ancora trovato il modello per Giuda.
    Il cardinale responsabile della chiesa lo sollecitò, pretendendo che terminasse entro breve la sua opera.
    Dopo alcuni giorni di ricerche, il pittore incontrò un giovane prematuramente invecchiato, lacero, ubriaco, che giaceva riverso in un fosso.
    Con difficoltà, chiese ai suoi assistenti di condurlo in chiesa, giacchè non aveva più tempo di fare alcun bozzetto.
    Il mendicante fu trasportato alla chiesa. Non capiva cosa gli stesse succedendo: gli assistenti lo tenevano in piedi mentre Leonardo copiava i lineamenti dell' empietà, del peccato, dell' egoismo, che apparivano ben marcati su quel viso.
    Quando il lavoro fu ultimato, il mendicante, ormai ripresosi dalla sbronza, aprì gli occhi e notò il dipinto davanti a se. E, con un misto di sgomento e tristezza disse: "Ho già visto questo dipinto!"
    "Quando?" domandò Leonardo, sorpreso.
    Tre anni fa, prima che perdessi tutto ciò che possedevo. In quel periodo, cantavo in un coro, e la mia vita era piena di sogni.. Un artista mi invitò a posare come modello per il viso di Gesù. 
     
    ..Il Bene e il Male hanno la stessa faccia. tutto dipende dal momento in cui attraversano il cammino di ogni essere umano..
     
    P.Coelho
    25 December

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    claire_02_by_silvergrimreaper

    Wish u a MerryChristmas :)
    23 December

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    ♬~    Zabriskie Point  
     
    ( "time flies like an arrow, fruit flies like a banana" 
    S.Pinker )
     
  • The sentences We gave the monkeys the bananas because they were hungry and We gave the monkeys the bananas because they were over-ripe have the same surface grammatical structure. However, the pronoun they refers to monkeys in one sentence and bananas in the other, and it is impossible to tell which without a knowledge of the properties of monkeys and bananas.
  • A string of words may be interpreted in different ways. For example, the string Time flies like an arrow may be interpreted in a variety of ways:
        • The common simile: time moves quickly just like an arrow does;
        • measure the speed of flying insects like you would measure that of an arrow (thus interpreted as an imperative) - i.e. (You should) time flies as you would (time) an arrow.;
        • measure the speed of flying insects like an arrow would - i.e. Time flies in the same way that an arrow would (time them).;
        • measure the speed of flying insects that are like arrows - i.e. Time those flies that are like arrows;
        • all of a type of flying insect, "time-flies," collectively enjoys a single arrow (compare Fruit flies like a banana);
        • each of a type of flying insect, "time-flies," individually enjoys a different arrow (similar comparison applies);
        • the magazine, Time, travels through the air in an arrow-like manner.
  • 22 December

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    Tutta la terra parlava la stessa lingua e usava le stesse parole.
    Dirigendosi verso l'Oriente, gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Scinear, e là si stanziarono.
    Si dissero l'un l'altro: «Venite, facciamo dei mattoni cotti con il fuoco!» Essi adoperarono mattoni anziché pietre, e bitume invece di calce.
    Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre la cui cima giunga fino al cielo; acquistiamoci fama, affinché non siamo dispersi sulla faccia di tutta la terra».
    Il SIGNORE discese per vedere la città e la torre che i figli degli uomini costruivano.
    Il SIGNORE disse: «Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è il principio del loro lavoro; ora nulla impedirà loro di condurre a termine ciò che intendono fare.
    Scendiamo dunque e confondiamo il loro linguaggio, perché l'uno non capisca la lingua dell'altro!»
    Così il SIGNORE li disperse di là su tutta la faccia della terra ed essi cessarono di costruire la città. 
    Perciò a questa fu dato il nome di Babel, perché là il SIGNORE confuse la lingua di tutta la terra e di là li disperse su tutta la faccia della terra.

    Genesi: 11, 1-9

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    ... è un po' come promuovere la biologia offrendo un premio
    al disegnatore del fiore di seta più simile al vero
     
    S.Pinker
    21 December

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    Cose che possono essere portate a sovrapporsi l'una con l'altra
    sono uguali tra loro.
    Euclide