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28 February . Vien dietro a me, e lascia dir le genti:
sta come torre ferma, che non crolla già mai la cima per soffiar di venti; 15 ché sempre l'omo in cui pensier rampolla sovra pensier, da sé dilunga il segno, perché la foga l'un de l'altro insolla». 18 Che potea io ridir, se non «Io vegno»? Dissilo, alquanto del color consperso che fa l'uom di perdon talvolta degno. Dante .Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t'amo come si amano certe cose oscure,
segretamente,
tra l'ombra e l'anima.
T'amo come la pianta che non fiorisce
e reca dentro di sè,nascosta,la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo il concentrato aroma che ascese dalla terra.
T'amo senza sapere come,nè quando , nè da dove,
t'amo direttamente senza punti nè orgoglio:
così ti amo perchè non so amare che così ,
in questo modo in cui non sono e tu non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia stessa,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col sonno mio. .Una volta, due monaci, Tanzan e Ekido, stavano attraversando un torrente quando scorsero una bella ragazza in kimono e sciarpa di seta che cercava, senza riuscirci di fare altrettanto. Tanzan, senza pensarci, la prese in braccio e la portò dall'altra parte. Ekido non disse nulla finché quella sera non ebbero raggiunto un tempio dove passare la notte. Allora non poté più trattenersi. "Noi monaci non avviciniamo le donne" disse a Tanzan " e meno che meno quelle giovani e carine. È pericoloso. Perché l'hai fatto?". Lo rimproverò. "Io quella ragazza l'ho lasciata laggiù sulla riva" disse Tanzan. "Tu invece la stai ancora portando con te?". .Due più due fa quattro. Lo ha sempre fatto e sempre lo farà. È una legge aritmetica. Un cuore si ferma e qualcuno muore. Quando si muore sempre si ferma il cuore. E una legge biologica. In tutti questi esempi ricorre la parola sempre. Questa è l'eternità. .A cosa paragonare la nostra vita?
A un lampo o a una goccia di rugiada...
Così penso – ma già non è più.
Assumi una mente
che non abbia dimora.
Sengai Gibon,
monaco zen del XVIII secolo ." Quando il saggio indica la luna, lo sciocco guarda il dito. " .Parlare molto di sè può anche essere un mezzo per nascondersi. .Living is easy with eyes closed, misunderstanding all you see.
It’s getting hard to be someone but it all works out, it doesn’t matter much to me. Let me take you down, ’cause I’m going to strawberry fields. Nothing is real and nothing to get hungabout. Strawberry fields forever.
26 February . SoNiA & MorFeO ^ ha scritto:
FAVOLA
Rimbaud
- Ho teso corde da campanile a campanile; ghirlande da finestra a finestra; catene d'oro da stella a stella - e danzo.
Rimbaud .L'AMORE E IL CRANIO
L'Amore sta assiso sul cranio dell'Umanità e da quel trono profano, con riso sfrontato, soffia gaio delle bolle rotonde che s'innalzano nell'aria, quasi a raggiungere i mondi al fondo dell'etere. Il globo fragile e luminoso prende un grande slancio, scoppia e sputa la sua anima gracile come un sogno d'oro. Odo il cranio, a ogni bolla, gemere e pregare: "Quando finirà questo gioco feroce e ridicolo?" Perché quel che la tua bocca crudele sparpaglia nell'aria, mostro assassino, è il mio cervello, il mio sangue, la mia carne!"
Baudelaire .Clara
chiarissima,
chiaroveggente,
coi capelli biondissimi e lunghissimi, fatta di spirito e d'amore, quasi un fantasma,
(...)
Ho il sospetto di avere delle visioni, come un vecchio matto.
Ma quei dubbi svaniscono quando me la vedo passare accanto e sento la sua risata sulla terrazza, so che mi fa compagnia,
che mi ha perdonato tutte le violenze passate e che mi è più vivina di quanto non lo sia stata prima.
E' sempre viva e sta con me, Clara chiarissima...
(...)
morire felice mormorando il suo nome,
Clara,
chiarissima, chiaroveggente."
cyranoDE GUICHE (dominandosi con un sorriso): Avete letto il "Don
Chisciotte"?
CIRANO: L'ho letto. E di fronte a quel pazzo mi levo tanto di
cappello.
DE GUICHE: Allora vi consiglio di meditare...
UN VALLETTO (entrando): La portantina è pronta.
DE GUICHE: Sul capitolo dei mulini a vento.
CIRANO (salutandolo): Capitolo tredici.
DE GUICHE: Perché quando li si attacca può succedere...
CIRANO: Attacco dunque persone che vanno a vento?
DE GUICHE: Che un colpo delle loro lunghe braccia vi scagli a terra
nella melma!
CIRANO: O alle stelle! (de Guiche esce).
(...)
ATTO TERZO.
Il bacio di Rossana.
Una piccola piazza della città vecchia. La casa di Rossana e il muro
del giardino. La finestra e il balcone. E' facile arrampicarsi. Di
fronte, un'altra casa.
ROSSANA: Le vostre parole esitano. Perché?
CIRANO (a bassa voce, come Cristiano): Perché è notte. E nel buio
stentano a trovare le vostre orecchie.
ROSSANA: Le mie non fanno nessuna fatica.
CIRANO: Davvero? E' naturale. Le vostre parole calano direttamente nel
mio cuore; e il mio cuore è grande, le vostre orecchie piccole. Poi,
le vostre parole scendono, le mie salgono. E' naturale che le vostre
vadano più in fretta.
ROSSANA: Sì, ma da qualche istante anche le vostre salgono in fretta.
CIRANO: Questione di ginnastica. Cominciano ad abituarsi.
ROSSANA: In effetti, vi parlo da molto in alto.
CIRANO: Certo, e se vi lasciaste sfuggire da quell'altezza una sola
parola cattiva sul mio cuore, mi uccidereste.
ROSSANA: Allora scendo!
CIRANO: No!
ROSSANA: Allora salite voi, presto!
CIRANO (arretrando spaventato): No!
ROSSANA: Come... no?
CIRANO (con voce sempre più rotta dall'emozione): Lasciatemi
approfittare per una volta... di quest'occasione che ci è data... di
parlarci così, dolcemente, senza vederci.
ROSSANA: Senza vederci?
CIRANO: Ma sì, è stupendo. Ci si indovina appena. Voi intravedete un
mantello nero, io una gonna bianca d'estate: io non sono che un'ombra,
e voi un chiarore. Voi non sapete cosa siano per me questi momenti. Se
qualche volta le mie parole sono state belle...
ROSSANA Certo che lo furono!
CIRANO: Non sono mai riuscite davvero a far parlare il mio cuore...
ROSSANA: Perché?
CIRANO: Perché... perché finora ho sempre parlato attraverso...
ROSSANA: Attraverso che?
CIRANO: Attraverso il tremito e la vertigine che chiunque prova
guardandovi... Ma stasera mi sento come uno che sta per parlarvi per
la prima volta.
ROSSANA: E' vero. Avete una voce nuova.
CIRANO (accostandosi febbrilmente a lei): Sì, una voce nuova, perché
con la notte che mi protegge io oso essere infine me stesso, io oso...
(Si ferma smarrito). Dove sono? Non lo so, ma perdonatemi - è tutto
così dolce stanotte... così nuovo per me.
ROSSANA: Così nuovo?
CIRANO (sconvolto come se cercasse di trattenere le parole): Sì,
nuovo... Poter essere sincero: la paura di essere deriso non mi dà
tregua.
ROSSANA: Deriso, perché?
CIRANO: Ma... per uno slancio... Già, il mio cuore non fa che
nascondersi dietro il mio spirito per pudore: io parto per strappare
al cielo una stella e poi, per paura del ridicolo, mi chino a
raccogliere un fiore.
ROSSANA: Anche un fiore ha del bello. Non mi avete mai parlato così.
CIRANO: E se lasciassimo perdere la letteratura per fuggire verso
spazi più... ariosi! Se invece di bere goccia a goccia da un ditale
dorato l'acqua insipida di un fiumiciattolo, cercassimo di vedere come
l'anima si disseta bevendo a fiotti dalle onde d'un grande fiume!
ROSSANA: Ma lo spirito?...
CIRANO: Me ne sono servito soltanto per farvi restare, ma ora parlare
come un poetastro arcadico significherebbe insultare questa notte,
questi profumi, questo momento, la Natura tutta!... Lasciamo che, con
un solo lampo dei suoi astri, il cielo ci spogli di tutte le nostre
finzioni: io ho paura, paura che la nostra alchimia poetica disperda
ogni vero sentimento, che l'anima si annienti in passatempi vani e che
tutta questa finezza si tramuti in una fine!
ROSSANA: Ma lo spirito?...
CIRANO: In amore lo detesto. Quando si ama è un delitto prolungare
questa inutile schermaglia. Arriva inevitabilmente il momento in cui -
e compiango chi non l'ha provato - sentiamo che c'è qualcosa di così
nobile nel nostro modo di amare da non poterlo avvilire con vani
giochi di parole.
ROSSANA: E va bene! Se per noi è arrivato questo momento, che mi
direte adesso?
CIRANO: Tutto, tutto, tutto ciò che mi verrà, ve lo getterò a mazzi,
senza farne un bouquet. Io vi amo, soffoco, ti amo, sono pazzo, non ne
posso più, è troppo; il tuo nome mi sta nel cuore come in un sonaglio,
e visto che io non faccio che vibrare per te, sempre, Rossana, il
sonaglio s'agita e il tuo nome mi risuona dentro. Ricordo tutto di te,
amo tutto: ricordo che la mattina del 12 maggio, l'anno scorso, per
uscire, cambiasti pettinatura. A tal punto i tuoi capelli sono
diventati la mia luce che - come quando si è fissato il sole troppo a
lungo si finisce per vedere proiettato dappertutto un disco rosso
quando distolgo lo sguardo dal loro chiarore, riverberi biondi tutto
intorno mi bruciano gli occhi.
ROSSANA (turbata): Sì, questo è proprio amore...
CIRANO: Ne ha tutto il triste furore - qualcosa che m'invade,
terribile e geloso, e tuttavia non egoista. Per la tua felicità darei
in cambio la mia, quand'anche tu non lo sapessi mai; così, soltanto
per sentirti ridere qualche volta, da lontano, di quella gioia data
dal mio sacrificio. Cominci a capire adesso? A renderti conto? Senti
l'anima mia salire verso di te, nell'ombra? Davvero, è tutto troppo
bello stasera, troppo dolce. Io ti dico tutto questo, tu mi ascolti -
io, te! E' troppo. Nemmeno nei miei sogni più ambiziosi sono mai
arrivato a sperare tanto. Non mi resta che morire, subito! Mentre lei
trema tra i rami per le cose che le ho detto. Perché voi tremate,
tremate come una foglia tra le foglie! Tu tremi! Perché lo sento, che
tu lo voglia o no, lo sento il tremito adorato della tua mano scendere
giù per i rami di questo gelsomino. (Bacia perdutamente l'estremità
d'un ramo pendente).
ROSSANA: Sì, tremo, e piango, e sono tua, e tu m'hai stordita!
CIRANO: Allora, venga pure la morte! Questa ebbrezza sono io, io che
gliel'ho data! Ormai non chiedo altro che...
CRISTIANO (nascosto sotto il balcone): Un bacio!
ROSSANA (trasalendo): Che?
CIRANO: Eh!
ROSSANA: Tu mi chiedi?...
CIRANO: Sì... io... (A Cristiano, sottovoce:) Tu vai troppo di fretta.
CRISTIANO: Visto che è così turbata, è il caso che io ne approfitti.
CIRANO (a Rossana): Sì, io... io ho chiesto, è vero... ma, santo
cielo! Sono stato troppo audace.
ROSSANA (un po' delusa): Come, non insisti?
CIRANO: Sì, insisto... senza insistere!... Già, già! La tua virtù
s'annuvola! Insomma, questo bacio... non darmelo più!
CRISTIANO (a Cirano, tirandolo per il mantello): Perché?
CIRANO: Zitto, tu!
ROSSANA (sporgendosi): Ma che stai dicendo?
CIRANO: Mi rimproveravo d'essere andato troppo in là. Dicevo a me
stesso di tacere: zitto, Cristiano!...
(I liuti dei paggi si mettono a suonare). Un momento!... Arriva
qualcuno! (Rossana chiude la finestra. Cirano ascolta il suono dei
liuti: uno suona un'aria gaia, l'altro un'aria triste).
Un'aria triste? Un'aria gaia?... Che vuol dire? E' un uomo? Una donna?
- Ah, è un cappuccino!
(Entra un cappuccino con una lanterna). 12 February .
.In estate come in invernoIn estate come in inverno
nel fango nella polvere sdraiato su vecchi giornali l'uomo che ha l'acqua nelle scarpe guarda le barche lontane. Accanto a lui un imbecille In estate come in inverno Il bravo pescatore con la lenza In estate come in inverno Sa bene che i battelli .L'albatro
Per dilettarsi, sovente, le ciurme L'albatros Souvent, pour s'amuser, les hommes d'équipage 09 February x
.non chiedetemi perché
io oggi abbia tanti anni
la pioggia è sterile.
I fiori vengono in dono e poi si dilatano (...) Il mondo è sottile e piano:
pochi elefanti vi girano, ottusi.
C'è come un rosso nell'albero, ma è
l'arancione della base della lampada
comprata in luoghi che non voglio ricordare
perché anch'essi pesano.
Come nulla posso sapere della tua fame
precise nel volere
sono le stilizzate fontane
può ben situarsi un rovescio d'un destino
di uomini separati per obliquo rumore.
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