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    31 March

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      ... è soltanto un palliativo
    30 March

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    29 March

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    28 March

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    «Non dobbiamo trascurare la probabilità che il costante inculcare la credenza in Dio nelle menti dei bambini possa produrre un effetto così forte e duraturo sui loro cervelli non ancora completamente sviluppati, da diventare per loro tanto difficile sbarazzarsene, quanto per una scimmia disfarsi della
    sua istintiva paura o ripugnanza del serpente.»
     
    Charles Darwin

     

     

     

    LXX(4) : darai vita per vita, [24] occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede, [25] bruciatura per bruciatura, ferita per ferita, livido per livido.

       Esodo

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       l’uomo creò Dio a sua immagine e somiglianza
                                                                 Ludwig Feuerbach 
     
     
     
     
       (come down master ; Bittertaste 1997)
     
           

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    intellettualmente affascinati e psicologicamente terrorizzati
     
     

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    Genesi 3
     
     1Ora il serpente era il piú astuto di tutte le fiere dei campi che l'Eterno DIO aveva fatto, e disse alla donna: «Ha DIO veramente detto: "Non mangiate di tutti gli alberi del giardino?».
     2E la donna rispose al serpente: «Del frutto degli alberi del giardino ne possiamo mangiare;
     3ma del frutto dell'albero che è in mezzo al giardino DIO ha detto: "Non ne mangiate e non lo toccate, altrimenti morirete».
     4Allora il serpente disse alla donna: «voi non morrete affatto;
     5ma DIO sa che nel giorno che ne mangerete, gli occhi vostri si apriranno e sarete come DIO, conoscendo il bene e il male».
     6E la donna vide che l'albero era buono da mangiare, che era piacevole agli occhi e che l'albero era desiderabile per rendere uno intelligente; ed ella prese del suo frutto, ne mangiò e ne diede anche a suo marito che era con lei, ed egli ne mangiò.
     7Allora si apersero gli occhi di ambedue e si accorsero di essere nudi; cosi cucirono delle foglie di fico e fecero delle cinture per coprirsi.
     8Poi udirono la voce dell'Eterno DIO che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno; e l'uomo e sua moglie si nascosero dalla presenza dell'Eterno DIO fra gli alberi del giardino.
     9Allora l'Eterno DIO chiamò l'uomo e gli disse: «Dove sei?».
     10Egli rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino, e ho avuto paura perché ero nudo, e mi sono nascosto».
     11E DIO disse: «Chi ti ha mostrato che eri nudo? Hai forse mangiato dell'albero del quale io ti avevo comandato di non mangiare?».
     12L'uomo rispose: «La donna che tu mi hai messo accanto mi ha dato dell'albero e io ne ho mangiato».
     13E l'Eterno DIO disse alla donna: «Perché hai fatto questo?». La donna rispose: «Il serpente mi ha sedotta, e io ne ho mangiato».
     14Allora l'Eterno DIO disse al serpente: «Poiché hai fatto questo, sii maledetto fra tutto il bestiame e fra tutte le fiere dei campi! Tu camminerai sul tuo ventre e mangerai polvere tutti i giorni della tua vita.
     15E io porrò inimicizia fra te e la donna e fra il tuo seme e il seme di lei; esso ti schiaccerà il capo, e tu ferirai il suo calcagno».
     16Alla donna disse: «Io moltiplicherò grandemente le tue sofferenze e le tue gravidanze; con doglie partorirai figli: i tuoi desideri si volgeranno verso il tuo marito, ed egli dominerà su di te».
     17Poi disse ad Adamo: «Poiché hai dato ascolto alla voce di tua moglie e hai mangiato dell'albero circa il quale io ti avevo comandato dicendo: "Non ne mangiare", il suolo sarà maledetto per causa tua; ne mangerai il frutto con fatica tutti i giorni della tua vita.
     18Esso ti produrrà spine e triboli, e tu mangerai l'erba dei campi;
     19mangerai il pane col sudore del tuo volto, finché tu ritorni alla terra perché da essa fosti tratto; poiché tu sei polvere, e in polvere ritornerai».
     20E l'uomo diede a sua moglie il nome di Eva, perché lei fu la madre di tutti i viventi.
     21Poi l'Eterno DIO fece ad Adamo e a sua moglie delle tuniche di pelle, e li vestì.
     22E l'Eterno DIO disse: «Ecco, l'uomo è divenuto come uno di noi, perché conosce il bene e il male. Ed ora non bisogna permettergli i stendere la sua mano per prendere anche dell'albero della vita perché mangiandone, viva per sempre».
     23Perciò l'Eterno DIO mandò via l'uomo dal giardino di Eden perché lavorasse la terra da cui era stato tratto
     24Così egli scacciò l'uomo; e pose ad est del giardino di Eden i cherubini, che roteavano da tutt'intorno una spada fiammeggiante, per custodire la via dell'albero della vita.
    26 March

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       "Affrettati. Il tempo scivola sotto i piedi della bellezza"
     
    Bella        
    ("MADRE DEL RISO",Manicka Rani)      
    24 March

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    E hai ottenuto quello che
    volevi da questa vita, nonostante tutto?
    Sì.
    E cos'è che volevi?
    Potermi dire amato, sentirmi
    amato sulla terra.

     Questo è l'ultimo frammento scritto da Raymond Carver prima di morire a cinquant'anni, nel 1988.

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      Erich Maria Remarque (1898-1970) era un uomo bello, caramelloso e fragile (di “stupefacente vulnerabilità” scrive Maria Riva) 
     
    “Paura?”
    Accennò di sì.
    “Di me?”
    “No”.
    “Di fuori?”
    “Sì”.
    Ravic chiuse la finestra.
    “Grazie”, disse lei.
    23 March

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    Non disprezzare il poco, il meno, il non abbastanza
    L’umile, il non visto, il fioco, il silenzioso
    Perché quando saranno passati amori e battaglie
    Nell’ultimo camminare, nella spoglia stanza

    Non resteranno il fuoco e il sublime, il trionfo e la fanfara
    Ma braci, un sorso d’acqua, una parola sussurrata, una nota
    Il poco, il meno il non abbastanza
     
    S.Benni
     
     

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    scrivendo una poesia
    & sentendomi assurdo
    per questa attività senza sugo
    sono andato alla finestra
    & ho visto un mingherlino
    cappelmatto barba di tarme
    baffo alla groucho
    ghignante
    mormorante
    a se stesso
    contemplava
    le cartoline di auguri
    alla finestra
    della imprimerie
    gît-le-coeur
    all'improvviso
    con una rapida
    calligrafia sul muro
    ridendo di soppiatto
    & scuotendo la vecchia testa
    (bislacco solitario
    vestito un po' da prete
    topesco & nero) lui
    ha scritto
    & ho dovuto vedere
    & sono corso sotto
    & ho letto
     
    STIAMO CERCANDO
    RAGIONI RAZIONALI
    PER CREDERE
    NELL'ASSURDO
     
    (Harold Norse)
    22 March

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        La sacra sillaba Aum in lingua Tamil.             
     
    In lingua Tamil, la sacra sillaba è indicata da un carattere la cui forma ricorda la sagoma della testa d'elefante di Gaṇeśa.
    Questo particolare è simbolo dell'identificazione di Gaṇeśa con la Om, l'identificazione di Dio con il Verbo ("In principio era il Verbo, / il Verbo era presso Dio / e il Verbo era Dio." Giovanni 1,1), ovvero il suono primordiale che da Lui scaturisce generando l'intero universo manifesto.
     
    La cavalcatura di Gaṇeśa è un piccolo topo (Mushika o Akhu), che rappresenta l'ego, la mente con tutti i suoi desideri, la bramosia dell'individuo; Gaṇeśa, cavalcando il topo, diviene padrone (e non schiavo) di queste tendenze, indicando il potere che l'intelletto e la discriminazione hanno sulla mente. Inoltre il topo (per natura estremamente vorace), viene spesso raffigurato a fianco di un piatto di dolci, con lo sguardo rivolto a Gaṇeśa mentre tiene un boccone stretto tra le zampe, come in attesa di un suo ordine; rappresenta la mente che è stata completamente assoggettata alla facoltà superiore dell'intelletto, la mente sottoposta ad un ferreo controllo, che fissa Gaṇeśa e non si accosta al cibo se non ne riceve il permesso.  
                              
                                                                                             
     

    La zanna spezzata di Gaṇeśa, come si è visto, indica principalmente la capacità di superare o "spezzare" la dualità; tuttavia, questo è un simbolo che può assumere vari significati.

    «Un elefante ha, di norma, due zanne. Anche la mente propone spesso due alternative: quella buona e quella cattiva, l'eccellente e l'espediente, il fatto e la fantasia che la porta fuori strada. Per fare qualsiasi cosa, la mente deve comunque diventare determinata. La testa di elefante del Signore Gaṇeśa ha quindi una sola zanna per cui Egli è chiamato "Ekadantha", che significa "Colui che ha una sola zanna", per ricordare ad ognuno che si deve possedere la determinazione mentale.»
     

    La prima parte del poema epico del Mahābhārata dichiara che il saggio Vyāsa chiese a Gaṇeśa di trascrivere il poema sotto la sua dettatura; Gaṇeśa acconsentì, ma solo alla condizione che Vyāsa avrebbe dovuto recitare il poema ininterrottamente, senza alcuna pausa. Il saggio, allora, pose a propria volta una ulteriore condizione: Gaṇeśa avrebbe non solo dovuto scrivere, ma comprendere tutto ciò che udiva ancor prima di scriverlo. In questo modo Vyāsa avrebbe potuto riprendersi un poco dal suo continuo parlare, semplicemente recitando un verso difficile da capire. La dettatura cominciò, ma nella foga della scrittura il pennino di Gaṇeśa si ruppe, così egli si spezzò una zanna e la usò come penna affinché la trascrizione potesse andare avanti senza interruzioni, così da permettergli di mantenere la parola data.

    http://it.wikipedia.org/wiki/Ga%E1%B9%87e%C5%9Ba

    21 March

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    ...Chi sarai questa notte nell'oscuro
    sonno, dall'altra parte del tuo muro?...

    J. L. Borges

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      La poesia che non ho scritto

    Ecco la poesia che volevo scrivere
    prima, ma non l'ho scritta
    perche' ti ho sentita muoverti.
    Stavo ripensando
    a quella prima mattina a Zrigo.
    Quando ci siamo svegliati prima dell'alba.
    Per un attimo disorientati. Ma poi siamo
    usciti sul balcone che dominava
    il fiume e la citta' vecchia.
    E siamo rimasti li' senza parlare.
    Nudi. A osservare il cielo schiarirsi.
    Cosi' felici ed emozionati. Come se
    fossimo stati messi li'
    proprio in quel momento.

     R. Carver

    19 March

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    Come la nebbia non lascia cicatrici
    sul verde cupo della collina,
    così non ne lascia il mio corpo su di te, né mai ne lascerà.
    Quando il vento e il falco s'incontrano,
    che cosa rimane di duraturo?
    Allo stesso modo ci incontriamo,
    io e te,
    per poi rigirarci e dormire
    Come tante notti resistono
    senza la luna né una stella,
    così anche noi resisteremo,
    quando uno di noi sarà via, lontano.

                                           Leonard Cohen