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31 May .Una splendida espressione che si coltivava con fervore ai tempi della civiltà era: l'autentico. Spesso lo mettevamo in connessione strettissima con un altro termine che ci era caro: l'origine. Avevamo questa idea che in profondità, all'origine delle cose e dei gesti, dimorasse il luogo aurorale del loro affacciarsi alla creazione: lì, dove essi inziavano, si poteva scorgere il loro profilo autentico. Lo immaginavamo, ovviamente, alto e nobile: e si misurava la tensione morale di un gesto o di un'idea o di un comportamento proprio misurando la sua prossimità all'autenticità originaria. Era un modo di impostare le cose piuttosto fragile, ma era chiaro, e felicemente normativo. Faceva intravedere una regola: ed era una regola bella. Esteticamente apprezzabile, e dunque, in qualche modo, fondata.
Ma adesso? Se c'è una cosa che i barbari tendono a polverizzare sono proprio le nozioni di autentico e di origine. Sono convinti che il senso si sviluppi solo dove le cose si mettono in movimento, entrando in sequenza le une con le altre, per cui la categoria di origine suona loro piuttosto insignificante. E' quasi un luogo di immobile solitudine in cui il senso delle cose è ancora tutto da venire. Dove noi vedevamo il nido sacro dell'autentico, dell'originario, loro vedono l'antro di una preistoria in cui il mondo è poco più che una promessa. Dove noi collocavamo l'esistere per eccellenza, autentico e puro, loro leggono soltanto un iniziale momento di pericolosa fragilità: la forza del senso, per loro, è altrove. E' dopo. (...)
Per questo oggi è divenuto così difficile rifarsi a un senso autentico dei nostri gesti: perché siamo in bilico tra due visioni del mondo, e tendiamo ad applicarle, simultaneamente, tutt'e due. Da una parte conserviamo ancora tiepido il ricordo di quando il senso delle cose era concesso a chi avesse la purezza e il rigore di risalire il corso del tempo, e di accostarsi al luogo della loro origine. Dall'altra sappiamo ormai bene che esiste solo ciò che incrocia le nostre traiettorie, e spesso esiste solo in quel momento: intuiamo che è nel loro istante di massima leggerezza e velocità che le cose entrano a far parte di figure più ampie, dove noi riconosciamo la pregnanza di una scrittura, e dove abbiamo imparato a leggere il mondo. Così deambuliamo piuttosto smarriti, rimpiangendo il tempo in cui i gesti erano autentici, e vivendo quello in cui l'inautenticità è divenuta sinonimo di esistenza.
Non che sia una posizione particolarmente comoda. A.Baricco 27 May .XVII sonetto
Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio o freccia di garofani che propagano il fuoco: t'amo come si amano certe cose oscure, segretamente, tra l'ombra e l'anima. T'amo come la pianta che non fiorisce e reca dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori; grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo il concentrato aroma che ascese dalla terra. T'amo senza sapere come, né quando, né da dove, t'amo direttamente senza problemi né orgoglio: così ti amo perché non so amare altrimenti che così, in questo modo in cui non sono e non sei, così vicino che la tua mano sul mio petto è mia stessa, così vicino che si chiudono i tuoi occhi col sonno mio. P.Neruda
.Come pietra in un pozzo,
così il mio cuore con solo il cielo sotto e sopra di lui! Juan Ramon Jimenez
Portami il girasole ch'io lo trapianti
nel mio terreno bruciato dal salino, e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti del cielo l'ansietà del suo volto giallino. Tendono alla chiarità le cose oscure, si esauriscono i corpi in un fluire di tinte: queste in musiche. Svanire è dunque la ventura delle venture. Portami tu la pianta che conduce dove sorgono bionde trasparenze e vapora la vita quale essenza; portami il girasole impazzito di luce. 26 May Argomentazione 2
(P1) Nessun unicorno è un rinoceronte.
(C) \ Almeno un unicorno non è un rinoceronte.
25 May .Per gli anni tuoi abbracciati nell'assedio
Per i giardini tuoi favi di miele I denti mordano la terra nera Noi gusteremo il giorno Un giorno ancora Per gli anni che tu hai preso nell'assedio Per gli anni tuoi che avanzano nel sole 19 May .prima nespola della stagione 26aprile
prima albicocca 10maggio
prima pesca 15maggio prima volta cn le infradito 18maggio
:) 18 May ."Che è la vita,
infine?
Un'illusione,
solo un'ombra,
una finzione,
e il maggior bene, un bisogno
del nulla,
la vita è un sogno,
e i sogni
sogni sono"
Calderon della Barca .Cappuccetto Rosso, senza farselo dire due volte, partì per andare dalla sua nonna, la quale stava in un altro villaggio. E passando per un bosco s'imbatté in quella buona lana del Lupo, il quale avrebbe avuto una gran voglia di mangiarsela; ma poi non ebbe il coraggio di farlo, a motivo di certi taglialegna che erano lì nella foresta.
Egli le domandò dove andava.
La povera bambina, che non sapeva quanto sia pericoloso fermarsi per dar retta al Lupo, gli disse:
"Vo a vedere la mia nonna e a portarle una stiacciata, con questo vasetto di burro, che le manda la mamma mia".
"Sta molto lontana di qui?", disse il Lupo.
"Oh, altro!", disse Cappuccetto Rosso. "La sta laggiù, passato quel mulino, che si vede di qui, nella prima casa, al principio del villaggio."
Libera traduzione dal francese eseguita da Carlo Collodi
nel 1875 della favola di Charles Perrault .
16 May "I suggest it was Mrs. White, in the Library, with the Rope"
"her love's soul flew away"
a pic by lorrained 07 May ."Siamo incompiuti:cresciamo e cambiamo"
Jung
Edipo, Ubris, dimoradegliDei
"Oh, ore dell'infanzia quando dietro le figure c'era più che passato soltanto e dinanzi a noi il futuro non c'era. Noi crescevamo, è vero, ansiosi di diventare grandi, ma in parte per amore di quelli che non avevano più altro che esser grandi. Eppure, in quell'andar da soli avevamo la gioia che dà quel che non muta, stavamo là in uno spazio di mezzo tra mondo e balocchi
in un posto che fin dall'origine era creato per un evento puro.'' "ma chi ci ha rigirati così
che qualsia quel che facciamo
è sempre come fossimo nell'atto di partire? come
colui che sull'ultimo colle che gli prospetta per una volta ancora
tutta la sua valle, si volta, si ferma, indugia-,
così viviamo per dir sempre addio".
Dove poggiano i castelli
Rilke
." Preferisco svegliarmi di soprassalto da un incubo, che scrollar via il torpore di un bel sogno e ritrovarmi nelle miserie della realtà."
"La vita umana è un esperimento dall'esito incerto.
È un fenomeno grandioso solo in termini quantitativi.
Individualmente, è così fugace, così insufficiente, da doversi letteralmente considerare un miracolo che qualcosa possa esistere e svilupparsi.
La vita mi ha sempre fatto pensare a una pianta che vive del suo rizoma: la sua vera vita è invisibile, nascosta nel rizoma.
Ciò che appare alla superficie della terra dura solo un'estate, e poi appassisce, apparizione effimera.
Quando riflettiamo sull'incessante sorgere e decadere della vita e delle civiltà, non possiamo sottrarci a una impressione di assoluta nullità:
ma io non ho mai perduto il senso che qualcosa vive e dura oltre questo eterno fluire.
Quello che noi vediamo è il fiore, che passa: ma il rizoma perdura."
Jung .tu che sei più semplice di un
mosaico con una tessera tu hai più colori di una gerbera venere berbera tu genuina come il barbera tu che non mi dai mai l'idea di aver la minima idea di quel che dai Frankie Hi NRG |
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