|
|
" a photograph is a secret about a secret.
the more it tells you the less you know. "

ma il giorno che ci apersero i cancelli, che potremmo toccarle con le mani quelle rose stupende, che potemmo finalmente inebriarci del loro destino di fiori.
divine, lussureggianti rose.
non avrei potuto scrivere in quel momento nulla che riguardasse i fiori perchè io stessa ero diventata un fiore, io stessa avevo un gambo e una linfa.
(Alda Merini, Diario di una diversa.) 30 May "Una volta era la religione a dirci che eravamo tutti peccatori a causa del peccato d'origine. Oggi è l'ecologia del nostro pianeta che ci accusa di essere tutti peccatori a causa dell'eccessivo sfruttamento dell'ingegno umano. Una volta era la religione a terrorizzarci con il Giudizio Universale alla fine dei tempi. Oggi è il nostro torturato pianeta a predirci l'approssimarsi di quel giorno senza alcun intervento divino. L'ultima rivelazione non giungerà da alcun Monte Sinai, né da alcun monte delle beatitudini, né da alcun monte della bodhi di Buddha, è il grido silenzioso che proviene dalle cose stesse, quelle che dobbiamo sforzarci di risolvere per arginare i nostri poteri sul mondo, altrimenti moriremo tutti su questa terra desolata che un tempo era il creato." (Hans Jonas - Il concetto di Dio dopo Auschwitz) 29 May nell'ultima settimana, addirittura
" non si ripara \ l'anima "
安
Si possono dire le cose sbagliate, basta che le ragioni siano giuste.
Eco 27 May I legami fra una persona e noi esistono solamente nel pensiero. La
memoria, nell'affievolirsi, li allenta; e, nonostante l'illusione di
cui vorremmo essere le vittime, e con la quale, per amore, per
amicizia, per cortesia, per rispetto umano, per dovere, inganniamo gli
altri, noi viviamo soli. L'uomo è l'essere che non può uscire da sé,
che non conosce gli altri se non in se medesimo, e che, se dice il
contrario, mentisce.
(Marcel Proust, " Alla ricerca del tempo perduto")
23 May In Australia per risolvere il problema della prolificazione dei cammelli si propone di utilizzare la loro carne nei mangimi per animali domestici. 22 May a Striscia :)
Ficarra & Picone
13 May Il narcisismo appare ora spostato su questo nuovo io ideale, che si trova in possesso, come l’io di quando si era bambini, di tutte le più preziose qualità. L’uomo si è dimostrato ancora una volta, come sempre nell’ambito della libìdo, incapace di rinunciare a un soddisfacimento di cui ha goduto in passato. Non vuol essere privato della perfezione narcisistica della sua infanzia e se – importunato dagli ammonimenti altrui e dal destarsi del suo stesso giudizio critico – non è riuscito a serbare questa perfezione negli anni dello sviluppo, si sforza di riconquistarla nella nuova forma di un ideale dell’io. Ciò che egli proietta avanti a sé come proprio ideale è il sostituto del narcisismo perduto dell’infanzia, di quell’epoca cioè in cui egli stesso era il proprio ideale.
Freud 10 May Entro' nella mia vita nel febbraio del 1932 per non uscirne piu'. Da allora e' passato piu' di un quarto di secolo, piu' di novemila giorni tediosi e senza scopo, che l'assenza della speranza ha reso tutti ugualmente vuoti - giorni e anni, molti dei quali morti come le foglie secche su un albero inaridito.
F. Uhlman
Words from 'Full Fathom Five' by Sylvia Plath:
Your shelled bed I remember. Father, this thick air is murderous. I would breathe water.
Nel suo racconto “ Le terre vaghe”, C. S. Lewis descrive un’esperienza singolare. Il protagonista, annoiato da una vuota conversazione, dopo aver fissato a lungo ma senza interesse il volto di una ragazza, si ritrova in modo misterioso all’interno della mente di lei. Qui, dopo lunghi momenti di smarrimento, si accorge che la realtà, vista con gli occhi della giovane donna, assume una strana caratteristica: solo le cose che rivestono per lei interesse hanno una precisa consistenza e definizione (i gioielli, i vestiti femminili, i fiori da bouquet...); tutto il resto è orribilmente impreciso, “vago” appunto, rivelatore di un’attenzione distratta e inconsapevole.
05 May back from venezia ( turbini di polline in via pacini)
La morte andò a trovare il vecchio. Ci andava quasi ogni giorno,ormai. Sedeva insieme a lui sulla riva e lo guardava pescare. Quando il vecchio prendeva un pesce e lo rimetteva in acqua,la morte scuoteva il capo. Il vecchio annusava l'odore delle alghe portate a riva dalle onde. Diceva ridendo:-Sono morte,ma respirarle fa bene hai polmoni. -Ridi pure,vecchio-diceva la morte,e si riparava dal sole con un cappellaccio di paglia sfondata. Il pescatore osservava i colori del mare pennellati dal vento,una striscia chiara di bonaccia e laggiù una striscia indaco di maestrale,e pensava alle isole che aveva visitato. La morte pensava ai galeoni inabissati,agli scheletri che li abitavano,e ad antiche battaglie. La lenza vibrava sottile,quasi invisibile,sospesa tra due mondi. -Le onde sono tutte diverse-diceva il vecchio.-Se ascolti bene,quando si infrangono a riva,non sentirai mai due volte lo stesso suono.Il mare è un grande musicista.E anche i pesci sono diversi uno dall'altro,Ci sarà sempre un riflesso,un ricamo sulla pinna,la miniatura di una squama che non avevi mai visto prima. -Anche i soldati sembrano tutti uguali-disse cupa la morte. -Bisogna averne visti morire molti per capire la differenza. Una nuvola coprì il sole,e il vecchio rabbrividì. -E' ora che tu venga con me,vecchio-disse severa la morte. -Hai tanti anni,ormai fai fatica a vedere la lenza,i pesci ti scappano.E quando li prendi,li lasci andare,perchè pensi ti assomigliano.Perchè vuoi vivere ancora?Che speranza hai? -Magari mi succederà ancora qualcosa di bello.Mi passi un verme? La morte infilò il verme sull'amo,con maestria.Poi disse: -Cosa vuoi che ti succeda ancora?Passi i tuoi giorni tra malattia e insonnia,e non fai altro che ricordare.Vivi solo nel passato,ormai. -Forse hai ragione-disse il vecchio. Il vento cambiò e le barche all'ormeggio cominciarono a girarsi,come in una danza. Il vecchio catturò un pesciolino d'argento col colletto nero e lo ributtò in acqua. -Ti ho mai raccontato di quell'aragosta che scappò dalla cesta,e camminò fino al mare?Correva come un gatto,te lo giuro. -Me lo hai raccontato almeno dieci volte.E io ti ho raccontato di quello che mi è successo con Rasputin? -Almeno dieci volte anche tu.E' tanto tempo che ci conosciamo,morte. -Si,molto.Da quando morì il tuo cane. -No,-disse il vecchio-non fu allora.Fu tristissimo,avevo solo sette anni.Ma pensai che Billy non era morto,aveva semplicemente fatto un salto troppo lungo.Era un gran saltatore,aveva spiccato un balzo oltre al mondo.Per molto tempo ci giocai insieme,gli parlavo e lui mi seguiva.Tu non c'eri ancora. -Non ricordo-disse la morte. -Ricordi benissimo-disse il vecchio.-Ti ho conosciuto l'anno dopo,quando ho visto sul letto mio fratello,pallido e con la fronte fasciata.Allora mi sei venuta vicino.E da allora,a nessun pensiero sono stato fedele come al tuo. -Grazie-disse la morte con un inchino. -E anche tu mi sei fedele-disse il vecchio.-Vai in giro per il mondo,ma so che ti ricordi sempre di me. Il mare ora era calmo e trasparente.La lenza era una freccia infissa nel mare,immobile e argentata.Il silenzio sembrò troppo anche alla morte. -Tu pensi che io sia ingiusta,vecchio? -Ingiusta,inutile,crudele. -E perchè parli con me? -Cos'altro posso fare? -Forse potrei non essere ingiusta-disse la morte.Ma se fossi giusta,allora anche la vita dovrebbe cambiare,non credi?Pensare a me sarebbe diverso,niente potrebbe essere come prima.Niente di quello che c'e rimarrebbe.E non sarebbe una morte anche questa? -Parli troppo,morte,mi spaventi i pesci. -Già.Sai,anche per loro la morte è ingiusta. -Si,lo so.E' un pensiero che qualche volta non mi fa dormire. Il vecchio sembrò di colpo immensamente triste. -Qual è il momento più felice che ricordi,vecchio? -Oh sono tanti-rispose il pescatore. -Il primo che ti viene in mente. -Tanti anni fa,in un giorno d'estate come questo,io e mio figlio andammo a pescare.Lui aveva otto anni.Camminando verso la spiaggia,incontarammo un campo di girasoli.Era sterminato,saliva su una collina come un'onda e poi la cavalcava e scendeva,tutto il mondo sembrava d'oro. -Entrammo nel campo.Nuotavamo in un mare frusciante,pieno d'odori e insetti.A ogni folata di vento,i fiori si muovevano tutti insieme,come fanno i banchi di pesci,nessuno dava l'ordine,sapevano dove andare.Ogni girasole era diverso dall'altro.Come le onde,e come i soldati.Io e mio figlio stavamo vicini.Io proteggevo lui e lui proteggeva me.Salimmo fino in cima alla collina e vedemmo un oceano grande,assetato di sole.Poi ritronammo indietro.Un amico ci aveva visti.Perciò ho fatto una foto di quel giorno.La guardo ogni volta che sono triste. -Bel ricordo,-disse la morte-ma cosa centra con la speranza?Tuo figlio è grande ormai.Il campo di girasoli forse non esiste più.Il tuo amico è morto.E tu non sai più pescare,sei quasi cieco,non riconosci un dentice da un orata. -E tu non riconosci più i soldati dai bambini-disse il vecchio. Il sole stava calando,i lampioni del lungo mare si accesero e illuminarono le chiome delle palme.Lontano si vide il balenare di un faro. -Anche i segnali dei fari sono diversi-disse il vecchio. -Quello laggiù,per esempio... -Non cambiare discorso-disse la morte,sfiorandolo con la mano.-Allora,cosa speri per il tuo misero futuro,vecchio? Il vecchio guardò lontano. -Spero di tornare ancora,insieme a mio figlio,in quel campo di girasoli-rispose. -Ma non succederà,-disse la morte,spazientita-morirai e non succederà! -Non ti arrabbiare-rise il vecchio.-Io morirò,è vero.Ma non puoi convincermi che non succederà.Non puoi niente contro questa speranza.Non centra la fede,ne la paura.Neanche tu,qui vicino a me sulla terra,sai cosa succederà. La morte restò in silenzio. -E bada,-continuò il vecchio-anche se io decidessi di morire,se mi togliessi la vita,neanche allora mi avresti tolto la speranza,Tornerò in quel campo cn mio figlio. La morte rise amaramente e tirò un sasso nell'acqua,Il sasso affondò senza rumore,Poi si alzò in piedi,e il vento fece volare via il cappellaccio.Era piena di rughe,asomigliava al pescatore. -Ci vediamo domani,vecchio testardo.Ho lavoro sull'autostrada,stanotte. -Vacci piano-disse il vecchio. -Andate piano voi-disse la morte.Riprese il cappello,se lo calcò in testa e guardò il mare.sospirò.Sembrava non avesse voglia di andarsene. -E dov'è questo campo di girasoli?-chiese. -Domani ti porto-disse il vecchio.
"La grammatica di Dio"
Stefano Benni
|