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    29 June

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    Siamo gli ultimi, Sancho
    a marciare sulla strada
    di rottami e di vecchie bandiere.
    Dimmi cosa ci faccio qui
    (la mia strada di colpo si è persa).
    Dimmi cosa ci faccio qui
    (il mio sogno è finito in frantumi).
    Ho la bussola rotta
    i pensieri annebbiati
    sono stanco e perduto e mi chiedo
    cosa ci faccio qui
     
    don chisciotte

    .

     
    Romeo:Il peso dell'Amore mi schiaccia a terra.
     
    Mercutio:Ha tanto peso una cosa cosi tenera?
     
    Romeo: L'Amore, una cosa tenera?
    E' rude, violenta, feroce, e punge come uno spino.
     
    Mercutio:Se l'Amore è duro con te, sii duro con lui.
    Pungilo se ti punge, e lo abbatterai....
     
     

    lorca

    Se Romeo e Giulietta agonizzano e muoiono per risvegliarsi sorridenti quando cala il sipario, i miei personaggi, invece, bruciano la tenda e muoiono davvero [alla] presenza degli spettatori. I cavalli, il mare, l'esercito delle erbe l'hanno impedito, ma un giorno, quando tutti i teatri bruceranno, si troverà nei divani, dietro gli specchi e dentro i bicchieri di cartone dorato, l'insieme dei nostri morti lì imprigionati dal pubblico. Bisogna distruggere il teatro o vivere dentro il teatro! Non serve fischiare dalle finestre.

    Federico García Lorca, Il pubblico

    sarah kane

     
    "Scrivo la verità e la cosa mi uccide"
     
          Sarah Kane è nata nell'Essex il 3 febbraio 1971. 

         I genitori erano entrambi giornalisti e devoti evangelisti. Il padre era caporedattore del Daily Mirror per l'area orientale, mentre la madre si licenziò per accudire Sarah e il fratello. Sarah era intelligente, le piaceva studiare, tifava per il Manchester United e contestava apertamente la religione fino alla perdita della fede. Da ragazza fece parte di un gruppo teatrale locale, facendo la regista di opere di Cechov e Shakespeare, marinando la scuola per poter fare l'assistente regista in una produzione del Soho Polytechnic. Dopo il diploma andò all'Università di Bristol per laurearsi in teatro e con tutte le intenzioni di diventare attrice. In breve divenne molto popolare tra gli studenti, animando la vita sociale e ludica dell'ateneo, e vivendo con gioia la propria omosessualità. Ma nonostante il talento di attrice e regista qualcosa lentamente la portò verso la scrittura.

         La prima opera teatrale da lei scritta fu Sick (1994), una serie di tre monologhi rappresentati la prima volta a Edimburgo. Argomenti dei tre monologhi erano lo stupro, la bulimia e la sessualità. Da Bristol si trasferì all'Università di Birmingham per seguire il corso di drammaturgia di David Edgar, che però non le piacque ma continuò a seguire per non dispiacere alla madre. Intanto stava scrivendo Blasted. Il testo racconta di Ian, un giornalista di mezza età che sembra dover morire e invita Cate, una ragazzina ritardata nella sua stanza d'albergo per essere confortato nelle sue ultime ore. La violenta e umilia finché fa irruzione un Soldato armato che trasforma il luogo in un campo di battaglia bosniaco, fino allo stupro del soldato sul giornalista e a un finale scandito da defecazioni e cannibalismo.

         Recitato alla serata conclusiva del corso, Blasted fu visto da Mel Kenyon che chiamò Sarah a Londra e ne divenne l'agente. Nel gennaio 1995 l'opera fu rappresentata a Londra al Royal Court Upstairs per la regia di James Macdonald, nell'ambito della politica di sostegno della giovane drammaturgia inglese compiuta in quel teatro, suscitando scandalo e polemiche di straordinaria violenza, e diventando una vera e propria pietra miliare nel teatro inglese. "Non c'è dubbio che qualcuno si domanderà se il denaro non sarebbe stato meglio speso in un ciclo di terapia di recupero", scrive per esempio il critico teatrale Jack Tinker sul "Daily Mail".

    In difesa di Sarah Kane scendono Harold Pinter e Edward Bond che scrive: "L'umanità di Blasted mi ha commosso. Mi dispiace per quelli che sono troppo occupati o così perduti da non riuscire a vedere la sua umanità. E come scrittore di teatro sono commosso dall'abilità e dall'autorità di una scrittrice così giovane".

    Sempre in quell'anno Sarah firma il suo unico video, la sceneggiatura di Skin, diretto da Vincent O'Connell e prodotto da British Screen e Channel 4. Si tratta di un tv-movie di una diecina di minuti dedicato al rapporto fra un naziskin e una ragazza nera.

          Nel 1996 Sarah scrive Phaedra's Love, che lei stessa dirige al Gate Theatre di Londra. Si tratta di una riscrittura moderna del mito di Fedra, derivato non tanto dalla tragedia di Euripide quanto da quella, ben più violenta e truce, di Seneca. Sempre per il Gate Theatre firmerà in seguito un'altra regia, quella del Woyzeck di Georg Büchner, il drammaturgo che nell'ottocento impose una clamorosa sterzata alla drammaturgia con tre sole opere prima di morire giovanissimo, a 23 anni. 


    Crave fu scritto con lo pseudonimo di Marie Kelvedon nel 1998. Qui quattro personaggi, identificati esclusivamente da una lettera (A, B, C, M), intrecciano le proprie storie, ancora una volta di violenze sessuali, identità sconvolte, angosce e solitudini. Sarah la considerava la sua opera della disperazione, mentre definiva le sue opere precedenti come "positive": Blasted sulla speranza, Phaedra's Love sulla fede e Cleansed sull'amore. E si stupiva perché il suo pubblico interpretasse le prime tre come "depressive" e l'ultima come un segno di speranza, quando per lei era decisamente il contrario.

         E infatti, tanto solare e serena compariva Sarah in pubblico, così altrettanto devastata dalla depressione. Dopo Crave, nel gennaio 1999, si fece ricoverare al Maudsley Hospital a Londra, mentre ormai all'esterno si stava celebrando il trionfo critico della sua opera, paragonata perfino a Eliot. Ma la depressione ormai era arrivata a livelli insostenibili, che Sarah riversa in 4.48 Psychosis, un testo in cui un personaggio non identificato, rinchiuso in un ospedale per depressione, confessa tutta la sua sete di vita e d' amore e contemporaneamente la decisione di suicidarsi. Dopo aver scritto questo testo, ingerisce 150 pillole antidepressive e 50 sonniferi. Ma viene trovata in tempo e trasferita con urgenza al King's College Hospital. 

         Due giorni dopo, lasciata da sola per poco più di un'ora, viene trovata impiccata nel bagno. Era il 20 febbraio 1999 e aveva appena compiuto 28 anni. 

     

     

     

     
    "Sto cominciando a scrivere un testo intitolato 4.48 Psycosis. Parla di una depressione psicotica, di quello che succede, cioè, nell'animo di una persona quando le linee di confine che permettono di distinguere la realtà dalle diverse forme dell'immaginazione, si dissolvono completamente, fino al punto di non riuscire più a percepire la differenza tra la vita sognata e quella da svegli. Non si sa più dove finisce l'individuo e dove comincia il mondo.
    Se, per esempio, io fossi psicotica non farei nessuna differenza tra me stessa, questo tavolo, e te. Tutto sarebbe parte di un continuum.

    I margini delle cose cominciano a fondersi.
    Formalmente io cerco di fare la stessa cosa, di fondere insieme orizzonti diversi sino a che forma e contenuto diventino un tutt'uno.
    Quello che ho cominciato con Crave cerco di spingerlo un po' più lontano. Per me si traccia così una linea molto chiara che parte da Blasted, passando per Phedra's love fino ad arrivare a Crave e a quest'ultimo lavoro.
    Non so dove questo processo mi porterà.

     

    Del grido resta una nota viva, dolorosa ma fatta gentile, che spinge al canto, alla melodia.
    Del "gesto" resta il nitore di perla tragica, la sua incomprensibile sfericità.
    Della malattia resta la veggenza della febbre.
    Resta una cabala amorosa, un infinito bruciare, colpire, tremare, sfiorare, lanciare, ondeggiare, bruciare….
    Del morire ci resta un comico svenire con cui ci perdoniamo l'un l'altro "questa indecenza di sopravvivere"
    Dirsi meravigliose bugie.


    Davide Iodice

     

     

    Psicosi 4.48 è il singhiozzo inconsolabile che si leva dalle macerie del corpo, è il pianto dell’anima che rifiuta di marcire e che non può più nulla, non vuole, non deve più.
    In uno spazio bianco e cavo che diventa ogni cosa: l’orizzonte confuso della mente ferita, la reticella strappata del cuore , la stanza d’ospedale, il tempo dell’attesa, il luogo ‘spinoso’ dello sguardo.
    Psicosi è un tremito incessante, trattenuto a stento, la febbre incontenibile, una dolorosa sensibilità, un continuo caldo- freddo, la debolezza estrema, la forza nel delirio.
    E’ il peso insopportabile di sé, che in quell’istante tra la notte e il giorno diventa intollerabile. E’ il riconoscimento lucido del proprio non senso, non essere, delle proprie illusioni. E’ l’attimo di chiarezza prima del buio eterno, l’attimo in cui il combattimento arriva al gesto definitivo, qualche volta.


    Psicosi è anche, o forse più di tutto, l’ultimo testamento dell’amore impotente, dell’amore che ogni sera si impicca da solo e ogni mattina scioglie il suo cappio, scende giù in strada e con occhi sempre più disperati cerca altri occhi, sempre più ciechi.
    E’ il troppo amore da dare.
    E il troppo da chiedere.
    E’ il Cantico dell’imperfezione, della disarmonia dell’universo e dell’individuo in esso , è l’ultima ballata, l’ultima invocazione, il canto d’Orfeo che risuona , invano.

    28 June

    Woody Allen

     
    Recentemente ho letto la Bibbia.
    Non male,
    ma il personaggio principale e' poco credibile.
     
     
    Amare e' soffrire. Se non si vuol soffrire non si
    deve amare. Pero' allora si soffre di non amare,
    pertanto amare e' soffrire, non amare e' soffrire e
    soffrire e' soffrire. Essere felici e' amare, allora
    essere felici e' soffrire, ma soffrire ci rende infelici,
    pertanto per essere infelici si deve amare o amare e
    soffrire o soffrire per troppa felicita'... io spero che
    TU stia prendendo appunti... (da Amore e Guerra).
     
     
    La psicanalisi e' un mito tenuto in vita dall'industria
    dei divani.
     
     
    ...E Abramo si svegliò in piena notte e disse al suo
    unico figlio, Isacco: "Ho avuto un sogno dove la
    voce del Signore mi diceva che devo sacrificare il
    mio unico figlio e quindi mettiti i pantaloni". E
    Isacco tremò e disse: "E tu cosa Gli hai risposto?
    Voglio dire, quando Lui ha abbordato questo argomento?"
    "E che cosa c'era da dirGli?" disse Abramo. "Alle
    due del mattino mi trovo in mutande con il Creatore
    dell'Universo. Posso discutere?"
    "Beh, t'ha detto almeno perché voleva farmi sacrificare?"
    chiese Isacco al padre.
    Ma Abramo disse: "I fedeli non discutono. Andiamo
    adesso perché domani ho una giornata
    pesante".
    E Sara che aveva sentito il progetto d'Abramo ne
    fu contrariata e disse: "Come fai a sapere ch'era il
    Signore e non, diciamo, quel tuo amico che gli piace
    fare gli scherzi da prete?" E Abramo rispose:
    "Perché sapevo che era il Signore. Era una voce
    profonda, risonante, ben modulata e nessuno in
    questo deserto riuscirebbe a contraffare quelle vibrazioni".
    E Sara disse: "E tu sei disposto a compiere questo
    atto insano?" Ma Abramo le disse: "Francamente
    sì, perché mettere in discussione la parola di Dio è
    una delle cose peggiori che può fare una persona,
    specialmente con questa economia in fase di recessione".
    E Abramo condusse Isacco in un certo luogo e si
    preparò a sacrificarlo, ma all'ultimo momento il
    Signore fermò la mano d'Abramo e disse: "Ma
    come puoi fare una cosa simile?"
    E Abramo disse: "Ma se l'hai detto Tu!"
    "Lascia perdere quel che ho detto", parlò il Signore.
    "Stai a sentire ogni cretinata che ti viene detta?"
    E Abramo vergognandosi: "Ma, veramente... no".
    "Io dico per ridere di sacrificare Isacco e tu corri
    subito a farlo".
    E Abramo cadde in ginocchio: "Vedi, non so mai
    quando Tu stai scherzando".
    E il Signore tuonò: "Manchi di sense of humor! Incredibile!"
    "Ma non è una prova che Ti amo, l'essere disposto
    a sacrificare il mio unico figlio per un tuo capriccio?"
    E il Signore disse: "E' soltanto la prova che certi
    uomini sono pronti a ubbidire a qualsiasi ordine,
    per cretino che sia, purché venga pronunciato da
    una voce risonante e ben modulata".
    E con questo il Signore consigliò ad Abramo di
    prendere un po' di riposo e di farsi vivo l'indomani.
     
     
    Woody Allen
    24 June

    .

    Il mondo è un dente strappato

     
    Il mondo è sottile e piano:
    pochi elefanti vi girano, ottusi.
     

                amelia rosselli

    23 June

    .

    T. TASSO
     
    Vecchio ed alato dio, nato col sole
    ad un parto medesimo e con le stelle,
     
    ......

    poesia

    Biglietto

    Lasciato prima di andar via

     

    Se non dovessi tornare,

    sappiate che non sono mai

    partito.

    Il mio viaggiare

    è stato tutto un restare

    qua, dove non fui mai.

     

    Giorgio

    Caproni

    20 June

    .

    1. Qual'è il mio vero nome?
    2. Dove ci siamo conosciuti?
    3. Indovina se ho piu di un nome...
    4. Da quanto tempo ci conosciamo?
    5. Ci conosciamo molto bene?
    6. Fumo?
    7. Credo in Dio?
    8. Qual'è stata la tua impressione la prima volta che mi hai visto/a?
    9. Quanti anni ho?
    10. Quand'è il mio compleanno?
    11. Qual'è il mio colore di capelli?
    12. Colore degli occhi?
    13. Ho fratelli o sorelle?
    14. Hai mai avuto una cotta per me?
    15. Sei mai stato/a geloso/a di me?
    16. Qual'è una delle mie cose preferite?
    17. Ti ricordi una delle prime cose che ti abbia mai detto?
    18. Qual'è il mio tipo di musica preferito?
    19. Qual'è la mia migliore qualità?
    20. Sono timido/a o estroverso/a?
    21. Diresti che sono buffo/a?
    22. Sono ribelle o seguo tutte le regole?
    23. Ho qualche talento speciale?
    24. Mi consideri un amico/a?
    25. Mi definiresti intelligente, mammone/a, generoso, sportivo/a, altruista, secchione/a, snob?
    26. Mi hai mai visto piangere?
    27. Quale sarebbe un buon soprannome per me?
    28. Qual è il mio peggiore difetto?
    29. Cosa amo di più?
    30. Qual'è il mio luogo preferito?
    31. Qual'è il mio luogo di nascita?
    32. Sapresti dire una frase che uso spesso?
    33. Per me vengono prima gli amici o la scuola / il lavoro?
    34. Ho qualche oggetto speciale legato a te?
    35. Com'è il mio tipo ideale di ragazzo/a?
    36. Qual è la cosa che più ti piace fare quando siamo insime?
    37. Il mio sogno nel cassetto?
    38. Pensi che mi faccia condizionare dagli altri?
    39. Da 1 a 10 quanto pensi di poterti fidare di me?
    40. Conosci più persone che mi vogliono bene o che mi odiano?
    41. Scrivi il nome di una persona che pensi non mi tradirà mai...
    42. Mi hai mai odiato?
    43. Invidiato?
    44. Fregato?
    45. Cosa penso di me stesso/a?
    46. La persona che più mi assomiglia?

    test

  • Che ore sono?
  • Nome che c'è nella tua carta di identità?
  • Il tuo nomignolo?
  • Numero di candele che avevi sulla tua ultima torta di compleanno?
  • Data in cui di solito spegni quelle candele?
  • Il tuo segno zodiacale?
  • Il segno zodiacale che preferisci?
             (ad es. quello delle persone con le quali vai più d'accordo)
  • Animali domestici?
  • Altezza?
  • Colore degli occhi?
  • Se ti dovessi tingere i capelli, che colore?
  • Numero di scarpe?
  • Occhiali?
  • Piercing?
  • Tatuaggi?
  • Quanto ti piace il tuo lavoro?
  • Con quale lavoro lo cambieresti?
  • Luogo di nascita?
  • Residenza attuale?
  • Con quante persone vivi?
  • Cos'è la prima cosa che pensi alla mattina nonappena ti svegli?
  • Hai gia bevuto un "Sesso contro il muro"?
  • Ti sei gia ubriacato?
  • Ti sei già innamorato/a?
  • Hai già amato qualcuno al punto di piangere?
  • Hai gia avuto incidenti in macchina?
  • Ti piace guidare veloce?
  • In macchina cosa è appeso allo specchietto retrovisore?
  • Cosa c'è sotto il tuo letto?
  • E sul tappetino del mouse?
  • Gioco da tavola preferito?
  • Odore preferito?
  • Suono preferito?
  • Che musica ascolti?
  • Che libro stai leggendo?
  • Film preferiti?
  • Cibi preferiti?
  • Cioccolato o vaniglia?
  • Limone o fragola?
  • Insalata con cipolla o senza?
  • 2 porte o 4 porte?
  • Sprite o 7up?
  • Coca Cola o Pepsi?
  • Lemonsoda o Oransoda?
  • Il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto?
  • Caffè normale o con panna?
  • Coperta o piumone?
  • L'insalata che più ti piace?
  • Colore delle calze?
  • Numero preferito?
  • Perchè proprio quel numero?
  • Il posto in cui ti piace essere baciato/a?
  • Frase di un film?
  • Festa preferita?
  • Giorno della settimana?
  • Canzone preferita attuale?
  • Programma della televisione?
  • Preferisci dare o ricevere?
  • Hai già nuotato nudo/a al mare o in piscina?
  • Ristorante preferito?
  • Fiore preferito?
  • Bevanda alcolica?
  • Birra?
  • Sport da vedere in TV?
  • Gelato?
  • Animale preferito?
  • Disney o Warner Bros?
  • Ristorante o fast-food?
  • Quando è stata l'ultima volta che sei stato all'ospedale?
  • Di che colore è il tappeto della tua stanza?
  • Che nome aveva il tuo pupazzo preferito da bambino?
  • Quante volte hai fatto l'esame per la patente?
  • Tempesta: hai più freddo o più paura?
  • Montagne russe: terrificanti o esaltanti?
  • Peggiore sensazione al mondo?
  • Come ti vedi da qui a 10 anni?
  • L'ultima e-mail che hai ricevuto?
  • Sei già stato condannato per qualche crimine?
  • Qual è il negozio che sceglieresti per spendere tutti i soldi?
  • Cosa fai di solito quando ti senti giù?
  • Qual è la parola o frase che dici più volte?
  • L'amico/a che vive più lontano da te?
  • Qual è la cosa che ti fa più arrabbiare?
  • Qual è la "cosa" più bella che esista?
  • A che ora vai a dormire?
  • Qual è la persona che meno probabilmente ti risponderà a questo test?
  • Che ore sono?
  • Dì una cosa sulla persona che ti ha mandato questo test.
  • Chi è che ti risponderà più in fretta a questo test?
  • 15 June

    autogrill

    La ragazza dietro al banco mescolava birra chiara e Seven-up,
    e il sorriso da fossette e denti era da pubblicità,
    come i visi alle pareti di quel piccolo autogrill,
    mentre i sogni miei segreti li rombavano via i TIR...

    Bella, d' una sua bellezza acerba, bionda senza averne l' aria,
    quasi triste, come i fiori e l' erba di scarpata ferroviaria,
    il silenzio era scalfito solo dalle mie chimere
    che tracciavo con un dito dentro ai cerchi del bicchiere...

    Basso il sole all' orizzonte colorava la vetrina
    e stampava lampi e impronte sulla pompa da benzina,
    lei specchiò alla soda-fountain quel suo viso da bambina
    ed io.... sentivo un' infelicità vicina...

    Vergognandomi, ma solo un poco appena, misi un disco nel juke-box
    per sentirmi quasi in una scena di un film vecchio della Fox,
    ma per non gettarle in faccia qualche inutile cliché
    picchiettavo un indù in latta di una scatola di té...

    Ma nel gioco avrei dovuto dirle: "Senti, senti io ti vorrei parlare...",
    poi prendendo la sua mano sopra al banco: "Non so come cominciare:
    non la vedi, non la tocchi oggi la malinconia?
    Non lasciamo che trabocchi: vieni, andiamo, andiamo via."

    Terminò in un cigolio il mio disco d' atmosfera,
    si sentì uno sgocciolio in quell' aria al neon e pesa,
    sovrastò l' acciottolio quella mia frase sospesa,
    "ed io... ", ma poi arrivò una coppia di sorpresa...

    E in un attimo, ma come accade spesso, cambiò il volto d' ogni cosa,
    cancellarono di colpo ogni riflesso le tendine in nylon rosa,
    mi chiamò la strada bianca, "Quant'è?" chiesi, e la pagai,
    le lasciai un nickel di mancia, presi il resto e me ne andai...

    Circe e Calypso perse nel brusio

    Bisogni che lo afferri fortemente
    che, certo, non appartenevo al mare
    anche se Dei d’Olimpo e umana gente
    mi spinsero un giorno a navigare
    e se guardavo l’isola petrosa
    ulivi e armenti sopra a ogni collina
    c’era il mio cuore al sommo d’ogni cosa
    c’era l’anima mia che è contadina;
    un’isola d’aratro e di frumento
    senza vele, senza pescatori,
    il sudore e la terra erano argento
    il vino e l’olio erano i miei ori.

    Ma se tu guardi un monte che hai di faccia
    senti che ti sospinge a un altro monte,
    un’isola col mare che l’abbraccia
    ti chiama a un’altra isola di fronte
    e diedi un volto a quelle chimere
    le navi costruii di forma ardita,
    concavi navi dalle vele nere
    e nel mare cambiò quella mia vita
    ma il mare cambiò quella mia vita
    ma il mare trascurato mi travolse:
    senza futuro era il mio navigare

    Ma nel futuro trame di passato
    si uniscono a brandelli di presente,
    ti esalta l’acqua e al gusto del salato
    brucia la mente
    e ad ogni viaggio reinventarsi un mito
    a ogni incontro ridisegnare il mondo
    e perdersi nel gusto del proibito
    sempre più in fondo

    E andare in giorni bianchi come arsura,
    soffio di vento e forza delle braccia,
    mano al timone e sguardo nella pura
    schiuma che lascia effimera una traccia;
    andare nella notte che ti avvolge
    scrutando delle stelle il tremolare
    in alto l’Orsa è un sogno che ti volge
    diritta verso il nord della Polare.
    E andare come spinto dal destino
    verso una guerra, verso l’avventura
    e tornare contro ogni vaticino
    contro gli Dei e contro la paura.

    E andare verso isole incantate,
    verso altri amori, verso forze arcane,
    compagni persi e navi naufragati;
    per mesi, anni, o soltanto settimane?
    La memoria confonde e dà l’oblio,
    chi era Nausicaa, e dove le sirene?
    Circe e Calypso perse nel brusio
    di voci che non so legare assieme.
    Mi sfuggono il timone, vela e remo,
    la frattura fra inizio ed il finire,
    l’urlo dell’accecato Poliremo
    ed il mio navigare per fuggire.

    E fuggendo si muore e la morte
    sento vicina quando tutto tace
    sul mare, e maledico la mia sorte
    non trovo pace
    forse perché sono rimasto solo
    ma allora non tremava la mia mano
    e i remi mutai in ali al folle volo
    oltre l’umano.

    La vita del mare segna false rotte,
    ingannevole in mare ogni tracciato,
    solo leggende perse nella notte
    perenne di chi un giorno mi ha cantato
    donandomi però un’eterna vita
    racchiusa in versi, in ritmi, in una rima,
    dandomi ancora la gioia infinita
    di entrare in porti sconosciuti prima

    .

    [ Don Chisciotte ]

    Ho letto millanta storie di cavalieri erranti,
    di imprese e di vittorie dei giusti sui prepotenti
    per starmene ancora chiuso coi miei libri in questa stanza
    come un vigliacco ozioso, sordo ad ogni sofferenza.
    Nel mondo oggi più di ieri domina l'ingiustizia,
    ma di eroici cavalieri non abbiamo più notizia;
    proprio per questo, Sancho, c'è bisogno soprattutto
    d'uno slancio generoso, fosse anche un sogno matto:
    vammi a prendere la sella, che il mio impegno ardimentoso
    l'ho promesso alla mia bella, Dulcinea del Toboso,
    e a te Sancho io prometto che guadagnerai un castello,
    ma un rifiuto non l'accetto, forza sellami il cavallo !
    Tu sarai il mio scudiero, la mia ombra confortante
    e con questo cuore puro, col mio scudo e Ronzinante,
    colpirò con la mia lancia l'ingiustizia giorno e notte,
    com'è vero nella Mancha che mi chiamo Don Chisciotte...

    [ Sancho Panza ]

    Questo folle non sta bene, ha bisogno di un dottore,
    contraddirlo non conviene, non è mai di buon umore...
    E' la più triste figura che sia apparsa sulla Terra,
    cavalier senza paura di una solitaria guerra
    cominciata per amore di una donna conosciuta
    dentro a una locanda a ore dove fa la prostituta,
    ma credendo di aver visto una vera principessa,
    lui ha voluto ad ogni costo farle quella sua promessa.
    E così da giorni abbiamo solo calci nel sedere,
    non sappiamo dove siamo, senza pane e senza bere
    e questo pazzo scatenato che è il più ingenuo dei bambini
    proprio ieri si è stroncato fra le pale dei mulini...
    E' un testardo, un idealista, troppi sogni ha nel cervello:
    io che sono più realista mi accontento di un castello.
    Mi farà Governatore e avrò terre in abbondanza,
    quant'è vero che anch'io ho un cuore e che mi chiamo Sancho Panza...

    [ Don Chisciotte ]

    Salta in piedi, Sancho, è tardi, non vorrai dormire ancora,
    solo i cinici e i codardi non si svegliano all'aurora:
    per i primi è indifferenza e disprezzo dei valori
    e per gli altri è riluttanza nei confronti dei doveri !
    L'ingiustizia non è il solo male che divora il mondo,
    anche l'anima dell'uomo ha toccato spesso il fondo,
    ma dobbiamo fare presto perché più che il tempo passa
    il nemico si fà d'ombra e s'ingarbuglia la matassa...

    [ Sancho Panza ]

    A proposito di questo farsi d'ombra delle cose,
    l'altro giorno quando ha visto quelle pecore indifese
    le ha attaccate come fossero un esercito di Mori,
    ma che alla fine ci mordessero oltre i cani anche i pastori
    era chiaro come il giorno, non è vero, mio Signore ?
    Io sarò un codardo e dormo, ma non sono un traditore,
    credo solo in quel che vedo e la realtà per me rimane
    il solo metro che possiedo, com'è vero... che ora ho fame !

    [ Don Chisciotte ]

    Sancho ascoltami, ti prego, sono stato anch'io un realista,
    ma ormai oggi me ne frego e, anche se ho una buona vista,
    l'apparenza delle cose come vedi non m'inganna,
    preferisco le sorprese di quest'anima tiranna
    che trasforma coi suoi trucchi la realtà che hai lì davanti,
    ma ti apre nuovi occhi e ti accende i sentimenti.
    Prima d'oggi mi annoiavo e volevo anche morire,
    ma ora sono un uomo nuovo che non teme di soffrire...

    [ Sancho Panza ]

    Mio Signore, io purtoppo sono un povero ignorante
    e del suo discorso astratto ci ho capito poco o niente,
    ma anche ammesso che il coraggio mi cancelli la pigrizia,
    riusciremo noi da soli a riportare la giustizia ?
    In un mondo dove il male è di casa e ha vinto sempre,
    dove regna il "capitale", oggi più spietatamente,
    riuscirà con questo brocco e questo inutile scudiero
    al "potere" dare scacco e salvare il mondo intero ?

    [ Don Chisciotte ]

    Mi vuoi dire, caro Sancho, che dovrei tirarmi indietro
    perchè il "male" ed il "potere" hanno un aspetto così tetro ?
    Dovrei anche rinunciare ad un po' di dignità,
    farmi umile e accettare che sia questa la realtà ?

    [ Insieme ]

    Il "potere" è l'immondizia della storia degli umani
    e, anche se siamo soltanto due romantici rottami,
    sputeremo il cuore in faccia all'ingiustizia giorno e notte:
    siamo i "Grandi della Mancha",
    Sancho Panza... e Don Chisciotte !

    .


    Vedi cara, è difficile spiegare ,è difficile parlare dei fantasmi di una mente.

    Vedi cara, tutto quel che posso dire è che cambio un po' ogni giorno e che sono differente.
    Vedi cara, certe volte sono in cielo come un aquilone al vento che poi a terra ricadrà.
    Vedi cara, è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già.
    Vedi cara, certe crisi son soltanto segno di qualcosa dentro che sta urlando per uscire.
    Vedi cara, certi giorni sono un anno, certe frasi sono un niente che non serve più sentire.
    Vedi cara, le stagioni ed i sorrisi son denari che van spesi con dovuta proprietà.
    Vedi cara, è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già.

    Non capisci quando cerco in una sera un mistero d'atmosfera che è difficile afferrare.
    Quando rido senza muovere il mio viso, quando piango senza un grido, quando invece vorrei urlare.
    Quando sogno dietro a frasi di canzoni
    , dietro a libri e ad aquiloni, dietro a ciò che non sarà.
    Vedi cara, è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già.

    Non rimpiango tutto quello che mi hai dato, che son io che l'ho creato e potrei rifarlo ora.
    Anche se tutto il mio tempo con te non dimentico perché questo tempo dura ancora.
    Non cercare in un viso la ragione, in un nome la passione che lontano ora mi fa.
    Vedi cara, è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già.

    Tu sei molto anche non sei abbastanza e non vedi la distanza che è fra i miei pensieri e i tuoi.
    Tu sei tutto, ma quel tutto è ancora poco, tu sei paga del tuo gioco ed hai già quello che vuoi.
    Io cerco ancora, e così non spaventarti quando senti allontanarmi: fugge il sogno, io resto qua.
    Sii contenta della parte che tu hai, ti do quello che mi dai, chi ha la colpa non si sa.
    Cerca dentro per capir quello che sento, per sentir che ciò che cerco non è il nuovo, libertà!
    Vedi cara è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già.
     
    Guccini
    07 June

    .

    Ecclesiaste 3
                             
                       dallo spettacolo di roh
     
     
    1Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.
     
     2C'è un tempo per nascere e un tempo per morire,
    un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante
    .
    3Un tempo per uccidere e un tempo per guarire,
    un tempo per demolire e un tempo per costruire.

    4Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
    un tempo per gemere e un tempo per ballare.

    5Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
    un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.

    6Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
    un tempo per serbare e un tempo per buttar via.

    7Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,
    un tempo per tacere e un tempo per parlare.

    8Un tempo per amare e un tempo per odiare,
    un tempo per la guerra e un tempo per la pace.
     
    05 June

    .

     
    Il mio corvo
     
    Un corvo s’è posato sull’albero davanti alla mia finestra.
    Non era mica il corvo di Ted Hughes né quello di Galway Kinnell.
    Non era neanche quello di Frost, di Pasternak o di Lorca.
    Non era uno dei corvi di Omero, sazi di sangue
    dopo la battaglia. Era un corvo qualsiasi.
    Uno che in vita sua non è mai riuscito a trovare il suo posto
    né a far niente che valga la pena di raccontare.
    È rimasto appollaiato sul ramo qualche istante.
    Poi s’è levato in volo ed è uscito maestosamente
    dalla mia vita.
     
    R.Carver

     

    .

    "Quando uno strumento, che fa parte di
    una religione o cultura o filosofia,
    è suonato male, senti che il suono è falso.
    Mi ha sempre dato fastidio vedere
    gente che suonava tutto indistintamente:
    gli strumenti devono essere capiti
    nel contesto della cultura in cui sono nati.
    In alcuni paesi esiste proprio la filosofia
    del "gesto musicale". Si studia per anni, 
    intere famiglie si dedicano alla costruzione
    di strumenti, fino all'acquisizione di 
    uno stato mentale. Il musicista è rispettato
    e lo strumento è amato: suonare male 
    uno strumento tipicamente "religioso",
    è come bestemmiare."
     
     
     
    Il libro di André Schaeffner, sull'origine degli strumenti musicali, è certamente uno dei testi più recenti, ricco di notevoli informazioni, ma una citazione colpisce in particolar modo, è quella di Claude Debussy che agli inizi del 1913 scriveva:

    "Sono esistiti, ed esistono tuttora, malgrado i disordini che la civiltà reca, piccoli deliziosi popoli che appresero la musica con la semplicità con cui si apprende a respirare. Il loro conservatorio è: il ritmo eterno del mare, il vento tra le foglie, e mille piccoli rumori percepiti con attenzione, senza mai ricorrere a trattati arbitrari. Le loro tradizioni vivono negli antichissimi canti associati alla danza, in cui ciascuno, durante i secoli, ha rievocato il suo rispettoso contributo. Tuttavia la musica giavanese osserva un contrappunto accanto al quale quello della Palestrina non è che un gioco da ragazzi. E se si ascolta, spogli di ogni preconcetto europeo, il fascino della loro "percussione" si è costretti a constatare che il nostro non è che un suono barbaro da circo equestre...".

    .

    La lira è uno strumento musicale a corde, con due braccia unite da una traversa, a formare una specie di giogo. Le corde sono tese dalla tavola anteriore alla traversa.

    Esistono lire con cassa di risonanza: il corpo e la tavola formano un contenitore vuoto. Nelle lire più antiche, la cassa poteva essere costituita da un guscio di tartaruga. La lira sumerica aveva le braccia asimmetriche.
    La lira era molto popolare tra gli egizi.
    Gli antichi greci suonavano due tipi di lira:

    • la kithara, suonata con un plettro
    • la lyra, suonata direttamente con le dita.

    La mitologia greca indica in Ermes l'inventore della lira. Un giorno trovo all'interno della grotta una tartaruga. La uccise e la aprì, fisso al guscio due canne e nella parte superiore fece un aggancio. Vi tese quindi sette corde fatte di budello di pecora. Costruì così la prima lira.
    Ermes la passò ad
    Apollo e questi al figlio Orfeo.

    La cetra o citara è uno strumento musicale appartenente alla famiglia dei cordofoni.

    Lo strumento era inizialmente costruito come la lira ma con una cassa armonica di dimensioni maggiori, in legno. Con queste caratteristiche la cetra ebbe una notevole diffusione sin dall'antica Grecia dov'era suonata da citaredi professionisti, il suo uso inoltre prese corpo anche a Roma. Nel corso dei secoli la sua struttura venne ulteriormente modificata, fino ad intendere per cetra uno strumento dalla cassa di risonanza piatta le cui doppie corde metalliche venivano pizzicate, dotato di un lungo manico e dalla struttura paragonabile a quella di una pera. Questo modello di cetra venne utilizzato soprattutto dal XVI secolo fino al XVIII.

     

    L'arpa è uno strumento musicale cordofono a pizzico, dotato di 47 corde tese tra la cassa di risonanza e una mensola, con un'estensione di 6 ottave e mezza e intonato in do bemolle maggiore. I suoni estranei a questa tonalità si possono ottenere agendo su 7 pedali a doppia tacca; ogni corda è in grado di produrre tre note diverse ed è possibile costruire una scala cromatica. L'arpa è costituita complessivamente da 1.415 pezzi differenti che sono necessari alla sua fabbricazione.

    L'arpa ha un'origine antichissima: deriva dal cosiddetto arco musicale. I primi ad avere in uso l'arpa furono gli Egiziani circa nel 3000 a.C.. Se ne conserva un esemplare che è stato datato circa al 2700 a. C. ritrovato a Ur (nell'odierno Iraq) da sir Leonard Woolley. L'arpa di cui parliamo era curvilinea e viene ancora costruita in Africa.

    Presso gli Egiziani e gli Assiri venivano costruite arpe di varia foggia ed aventi un numero tra loro differente di corde (sembra che se ne avessero fino a 22).
    L'uso dell'arpa probabilmente era anche conosciuto dal
    popolo ebraico mentre fu disdegnato dai Greci e dai Romani a tutto vantaggio della lira e della cetra.
    L'arpa ricomparve in
    Europa, durante il IV secolo, presso le popolazioni nordiche (in particolare irlandesi ed anglosassoni) e da lì si diffuse nel resto del continente dove venne particolarmente usata nel genere musicale del Minnesang nel XII secolo.
    L'arpa divenne molto comune nel
    XIV secolo come accompagnamento per i canti o le danze.

    Questo strumento ha subito notevoli modifiche nell'arco dei secoli e, a partire dal 1607, dopo che Monteverdi la utilizzò nell'Orfeo, fu accolta nell'orchestra. Con l'aggiunta di varie modifiche tecniche l'arpa conquistò secoli e paesi. In Francia la scuola d'arpa fu particolarmente brillante nella seconda metà del XVIII secolo ove furono fabbricate arpe decorate in modo sfarzoso, alcune delle quali sono ancora conservate presso il Museo del Conservatorio di Parigi.
    Nicolas Bochsa (1789-1856) fu uno dei più grandi arpisti del XIX secolo. Nel 1811 nacque a Londra l'arpa a doppio movimento, tuttora in uso. L'arpa moderna fu poi perfezionata nel corso del medesimo secolo.

    L'arpa è' simbolo di tranquillità, animo eletto e allegria. E' anche simbolo di Santa Cecilia, patrona della musica.

    E' molto rara negli stemmi. Uno dei primi signori dell'Irlanda, David, scelse come propria arma l'arpa, strumento preferito dal re Davide di cui portava il nome: da allora l'arpa è diventato il simbolo dell'Irlanda.

    03 June

    .

     
    Alle fronde dei salici
    [da Giorno dopo giorno (1947)]
     
     




    5




     
    E come potevamo noi cantare
    con il piede straniero sopra il cuore,
    fra i morti abbandonati nelle piazze
    sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
    d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
    della madre che andava incontro al figlio
    crocifisso sul palo del telegrafo?
    Alle fronde dei salici, per voto,
    anche le nostre cetre erano appese,
    oscillavano lievi al triste vento.
     

    Salmi - Capitolo 137

    Canto dell'esiliato

    [1]Sui fiumi di Babilonia,
    là sedevamo piangendo
    al ricordo di Sion.
    [2]Ai salici di quella terra
    appendemmo le nostre cetre.
    [3]Là ci chiedevano parole di canto
    coloro che ci avevano deportato,
    canzoni di gioia, i nostri oppressori:
    «Cantateci i canti di Sion!».

    [4]Come cantare i canti del Signore
    in terra straniera?
    [5]Se ti dimentico, Gerusalemme,
    si paralizzi la mia destra;
    [6]mi si attacchi la lingua al palato,
    se lascio cadere il tuo ricordo,
    se non metto Gerusalemme
    al di sopra di ogni mia gioia.

    [7]Ricordati, Signore, dei figli di Edom,
    che nel giorno di Gerusalemme,
    dicevano: «Distruggete, distruggete
    anche le sue fondamenta».
    [8]Figlia di Babilonia devastatrice,
    beato chi ti renderà quanto ci hai fatto.
    [9]Beato chi afferrerà i tuoi piccoli
    e li sbatterà contro la pietra.